Jakob Nielsen ha il suo sito useit.com dal 1995, ma in Italia di usabilità web si è iniziato a parlare solo nel corso del 2000, e purtroppo se ne parla sempre meno, in quanto l'argomento è stato incorporato nella questione dell'accessibilità, molto più promettente da un punto di vista economico.
Alcuni fattori sono comuni: per esempio se il carattere di una pagina è troppo piccolo per essere letto, questo compromette sia usabilità che accessibilità; si tratta però sostanzialmente di due ambiti differenti. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.
(Per approfondire: Ecologia dei siti Web, Boscarol, Hops Libri, 2003)
L'usabilità è un processo che tende a rendere l'ambiente-sito e le sue interazioni il più "amichevoli" possibili.
Si preoccupa che la navigazione sia fluida, che i contenuti siano facilmente reperibili, che le interazioni col server remoto appaiano semplici secondo la logica dell'utente.
Si avvale di competenze semiotiche e psicologiche (percettive e cognitive), e i suoi strumenti sono i test con utenti e le euristiche, cioè regole che si sono viste confermate sperimentalmente un numero sufficientemente di volte.
Secondo la mia opinione l'usabilità deve iniziare già dalla prima progettazione, in modo da costruire ambienti che non presentino troppi errori clamorosi.
In questo modo i test possono aiutare a effettuare la rifinitura dell'usabilità e non limitarsi a constatare l'esistenza di difficoltà di utilizzo che chiunque poteva vedere a occhio nudo a priori.
Questo tipo di impostazione, tra l'altro, è stata recentemente condivisa anche da Nielsen (Homepage usability. 50 siti Web analizzati, Nielsen e Tahie, Apogeo 2002), non tanto perché abbia avuto modo di conoscere la mia opinione, ma solo perché ci è arrivato più tardi... :-)
L'accessibilità rappresenta la versione evoluta di quanto si è chiamato a lungo "compatibilità". Ha lo scopo di rendere accessibili i contenuti web in modo indipendente dal programma che l'utente utilizza per accedervi.
Questo riguarda in prima istanza il codice, che deve essere realizzato con determinate accortezze e in ottemperanza agli standard web.
In seconda istanza riguarda anche l'organizzazione dei contenuti e la predisposizione di strumenti che consentano il facile uso della pagina anche senza il mouse o comunque in situazioni differenti da quella che viene considerata la normale fruizione di un sito.
I destinatari di questa impostazione sono i disabili (principalmente visivi) o chi usa le cosiddette tecnologie disabilitanti, come un browser testuale, un PDA.
L'accessibilità già dal 2002 suscita molto interesse sia per la sua indubbia portata sociale, sia perché, essendo quasi obbligatoria3 per la Pubblica Amministrazione e per i servizi di pubblica utilità, molti vi vedono un'opportunità di business tutt'altro che trascurabile.
In questo libro si accenna all'accessibilità solo di sfuggita, quando alcune delle soluzioni proposte possono favorirla oppure contrastarla. Quello che è importante aver chiaro è che usabilità e accessibilità sono due ambiti differenti e possono esistere siti molto usabili per nulla accessibili e viceversa.
Purtroppo la confusione tra i due ambiti è piuttosto alta, a tutto svantaggio dell'usabilità, che già si pratica poco in Italia e di cui i web designer hanno ancora una conoscenza piuttosto sommaria. L'accessibilità è (o appare) più facile, anche perché raramente si conducono test con utenti, che sono l'unico modo per verificare, anche in questo campo, la reale efficacia delle soluzioni adottate.