Che ne è stato dell'usabilità?
Cosa è successo a una delle attività più necessarie nella realizzazione di un sito?
27.03.2003
Dopo nemmeno un anno di innamoramento collettivo per l'usabilità (come se avesse potuto risolvere qualsiasi problema, compresi quelli di marketing e comunicazione) da diversi mesi l'argomento sembra improvvisamente passato di moda.
Nemmeno si è cominciato a preoccuparsene, che già altri territori sembrano più promettenti e appassionanti per la comunità internet italiana (e non solo).
Alcuni preoccupanti segnali: Webusabile.it pare fermo a fine 2002, la lista di discussione omonima da mesi registra un post sull'usabilità ogni 20/25 di altro argomento, chi due anni fa si professava dedito a "usabilità e accessibilità" attualmente parla solo di quest'ultima, oppure cerca una transazione verso il marketing. Siti che ospitavano interessanti interventi sull'usabilità, ora si sono convertiti alla moda del momento (fare un sito senza tabelle prima che, grazie al diffondersi di browser che supportino bene gli standard, lo facciano tutti).
Fa eccezione Usabile.it del bravo Maurizio Boscarol, che pur occupandosi (anche lui) di accessibilità e standard web, non ha dimenticato l'usabilità. Persino Netlife, di Francesca Anzalone (brava e preparata), che si presenta come "web agency specializzata nel campo dell'e-learning e dell'usabilità", alla voce "usabilità" presenta a oggi (22 marzo 2003) una malinconica pagina in costruzione.
Cosa è successo? Improvvisamente tutti i siti sono diventati usabili e non c'è più bisogno di questa disciplina? Non proprio, ma in compenso sono successe altre cose.
Jakob Nielsen ha colpito ancora.
Inutile che nasconda la mia profonda antipatia per il famoso ingegnere danese. Fino a un anno fa era dovuta essenzialmente alla sua eccessiva severità, oltre che alla bruttezza del suo sito Useit, in cui mi riesce sempre difficile trovare gli articoli che so per certo essere presenti, per averli letti qualche mese prima.
L'architettura informativa di useit è, a mio avviso, mediocre e credo che questo sia piuttosto grave da parte del padre e guru della usability.
Ora, dopo l'uscita di "Homepage usability" la mia diffidenza è, se possibile, aumentata. Le linee guida fornite non fanno nessun riferimento a test ed a dati e le 50 home page analizzate sono giudicate in modo superficiale e spesso generico. Viene da chiedersi da cosa Nielsen tragga le sue euristiche... Molte sono di banale buon senso, altre (poche) secondo me, da meri pregiudizi. Certo non è un libro che abbia aiutato la causa dell'usabilità.
Last but not least, lascia molto perplessi la sua sponsorizzazione di Lift, tool di controllo del codice (disponibile anche una versione on line) di Usablenet che viene presentato come validatore "anche" dell'usabilità, mentre in realtà l'usabilità non dipende mai dal codice usato (a differenza di compatibilità, accessibilità, visibilità). Le parole testuali sono " software tools and services that automate website usability and accessibility testing and repair".
Accessibile e usabile non sono sinonimi
Un altro fattore che ha penalizzato l'usabilità è il suo confonderla con l'accessibilità, o considerarla un suo sottinsieme.
L'accessibilità è fatta da una serie di accortezze (anche a livello di codice ma non solo) volte a rendere le pagine web fruibili a prescindere dallo user agent del visitatore e/o dalle sue evenutali disabilità (essenzialmente visive).
Ora è chiaro che se una pagina deve essere fruibile anche ingrandita al 300%, anche disabilitando i colori, oppure fruendola in modo sequenziale (anziché con il format progettato con un corretto uso degli spazi e del posizionamento degli elementi) il concetto di interfaccia diventa assai vago. La distribuzione spaziale dei diversi elementi, e le loro relazioni diventano assai meno significativi: vicinanza, dimensione relativa, colori che indicano uno stato (on, off, disabilitato, A come sottinsieme di B, etc) sono elementi che in un'ottica di accessibilità diventano assai meno importanti. Cioè l'accessibilità si trova in contraddizione con l'usabilità: non sempre, ma in diversi casi.
Ovviamente ci sono soluzioni adatte a salvare sia le esigenze dell'interfaccia che quelle dell'accessibilità, ma pochi si pongono il problema: anzi, la quasi totalità di "accessibilisti" nega il problema con decisione. Tornerò su questo argomento, che mi sta a cuore, parlando delle mie esperienze di progettista di siti accessibili.
Quello che ora mi interessa evidenziare è che, oltre al nobile intento di rendere disponibile il proprio sito a chiunque, c'è anche un'altra motivazione, non certo ignobile, ma tuttavia più legata a motivi contingenti. L'accessibilità in breve diventerà un grosso business, visto che più prima che poi sarà obbligatoria per i siti della Pubblica Amministrazione e per quelli che forniscono servizi di interesse pubblico. Ci sarà cioè un mare di lavoro da fare, e comunque, ad oggi, un web designer degno di questo nome non può ignorarne la pratica.
Personalmente (e professionalmente) mi dispiace che la vittima di questa nobile causa (detto senza la minima ironia) sia l'usabilità, cioè il rendere i nostri siti sempre più facili da usare, applicando quello che già si sa sulle interfacce ed effettuando test con utenti nelle fasi cruciali della progettazione, prima di imboccare una strada sbagliata.
Ne è stata penalizzata soprattutto l'usabilità dell'interazione, che si era appena cominciato a studiare.
Vedi anche, in questo sito...
- Link sull'usabilità
- Sintesi del capitolo: "Usabilità e test"
- Link sull'accessibilità
- Sintesi del capitolo: "Standard e Accessibilità"
- Sintesi del capitolo: "Flussi di interazione complessa"
